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Utente: lagocapovolto
“Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o dondola / e impollina il cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.” M.Gualtieri

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mercoledì, 22 luglio 2009

Chino il capo alla colpa, chino la testa mesta.

Chino in attesa delle mani tue a posare cenere.

Ho cicatrici simili a fenditure, ho apposite

marchiature. Venere dissonante, Venere che

sorride d’improvviso nemica, venere di miele

 e fica, un cucchiaio di dolore anestetico

d’assenza, martire d’indolenza.

L’acqua  poi che culla  senza abbraccio , culla

con il sale ed è mare ed è male brucia gli occhi

che perdono il centro, il fuoco vero.

Vento del nord sposta le parole. Vento

bugiardo che vuol dire ma nega per difetto.

S’alzano tornadi, case di pietra pesante mi

cadono addosso ed io sono senza scarpe.

Sono le murature scelte dal tuo sguardo,

sono i cartelli con scritto “vendesi”per

accorciare la terra.

Strappo di mappa che avvicina, carta velina

tenuta ai lembi da due iniziali di legno.

Il pegno era la promessa di apparecchiarmi il

lago ogni notte, la promessa per il regno è la

pazienza chiesta dalle sentinelle all’entrata.

Legami le caviglie ai ceppi del tormento, che io

stia ferma, senza corsa, con il cammino sotto i

piedi e non dove il cuore teme e temendo beve

vetro da bottiglie rotte.

Lingua che sanguina, lingua senza santo,

senza patrono senza perdono.  

Antica reliquia, amabile resto, ostia di carne.

Carta di carne che tiene l’alfabeto mio

d’amore in bocca. Tutto ancora da pronunciare.

Strappami le vesti, lasciami ornata di stracci

e lacci. Piagata dal desiderio.

Imparerò la preghiera del pellegrino, come

il sangue diviene vino.

Imparerò cosa si mangia alla tua mensa,

imparerò dove il dolore ha giacenza.

Riconoscerò le avvisaglie, il sentiero d’oro.

Ma tu non  lasciarmi al buio.

Fammi toccare il taglio.

E ricorda com’è dolce com’è buona questa

acqua disperata e piegata in un fazzoletto

che non sa farsi rete per questo cuore

funambolo.  Il remo del destino

porta a te.

"Eccoci anima mia , arrivati a quel gran

passo che ci rimane per questo al

nuovo atteggiamento." (R)

postato da: lagocapovolto alle ore 18:11 | link | commenti (2)
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Commenti
#1    23 Luglio 2009 - 10:06
 
Dolore ,mi chiedi....

vetro da bottiglie rotte.
Lingua che sanguina, lingua senza santo,
senza patrono senza perdono.

e io non posso che dare amore ,
che è quel che ho tentato,
non voglio cambiare, non voglio cambiarti, ,
non voglio tagliarti, non piagarti, non voglio tu preghi in ginocchio, non voglio l'umiliazione, nè mia nè tua , non voglio capi chinanti,''non cicatrici simili a fenditure'' vorrei volti fieri che tagliano l'aria fresca.
no agli occhi che piangono, no al dolore, ne ho visto abbastanza , toccato con mano , disperata abbrcciato quando me lo sono trovato tra le braccia,
esanime , e senza possibilità di ritorno.
Sangue e ferite le dipingo , le uso per richiamare alla memoria il martirio, la fede, l'assoluto credo , per curiosare nelle tradizioni ,
delle sere nelle fiere ,tra fuochi nel cielo e l'impazienza della sagra dopo la processione.Sorrido alle salamelle , mi inquieto alle fustigazioni.
Io desidero sorrisi e le piaghe le lascio a chi con frusta e cilicio segue il sentiero della fede punitiva, che siano banchi di chiesa o pranzi familiari o relazioni distorte o desiderio di redenzioni.

Amore , per me è sorriso è condivisione, se io ferisco non sono amore
se vengo ferita non è amore.
la simmetria è giustizia che compone e non scompone.
La presa d'atto è che la mia quantità di potenza non è abbastanza per creare il martirio che desideri.
La mia energia vorrei fosse canalizzata ,accolta
e non consumata nel cercare la distruzione e la ricostruzione continua che mi chiedi .
Non ne sono capace di far crollare case di pietra e on sono capace di ricostruirle da sola..
Distruggerei la mia personalità la mia vita, e probabilmente anche la tua.
La bellezza che sai professo, alla quale anelo è la ricerca di un impronta stabile, la bellezza mantenuta davanti all 'immane, energia plasmata per gli imprevisti, uniti e fieri e non certo passivamente martiri.
Prendo e abbraccio le mie incapacità , sostengo la tua forza e la tua debolezza.

Ma sogno un clavicembalo ben temperato.

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#2    26 Agosto 2009 - 10:44
 
e' raro vedere tutto questo amore, di tutte e due, ed è raro vedere che state rompendo tutto.
ne val la pena? ci avete pensato? io ho un amore irrisolto , un pò come il vostro, che dà l'impronta a tutti i miei giorni , senza più amore ora.
utente anonimo

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