L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.
Ti ho guardata mentre il rasoio portava
via i capelli e per un attimo
le nostre teste sono state gemelle
due scalpi ben rotondi due pomelli
crudi lucidi e senza orpelli
il mio per scelta il tuo per necessità
per chimica fatalità-
ho scoperto oggi che la fossetta
in fondo alla nuca mi viene da te
ho scoperto un marchio
noi che non ci somigliamo in niente
in niente sovrapponibili.
Non ti sei ancora specchiata,
fuggi il riflesso , della mancanza l’eccesso.
Ho pensato oggi per la prima volta
tu fossi bella, splendente come una padella.
E sto tornando nella placenta,
sto imparando a sentirti da dentro.
Il primo abbraccio ha data recente,
è un contatto per averti fatto un dono
senza bisogno di alcun perdono.
Io non sono fatta per il focolare.
Sono d’acqua e sale.
E stasera senza venezia, senza una stanza,
senza fondamenta. Senza te.
Avevo un nuovo maglione blu
una camicia a righe di etro
e una serie di sorprese, nelle mani le attese.
Sarei stato bello come la notte,
come le guglie riflesse nella laguna,
bella come la luna bianca e morbida al tatto.
Non ho avuto fortuna.
E dire che la moneta del desiderio è al suo posto.
Come tutto il resto. Ad ogni costo.
Ma troppo presto l’amore si scioglie dal tuo anulare.
E alle parole non resta che annegare mentre
di cenere e fede mi copro il cuore.
Sono qui. Tornerà quel 17.
Chino il capo alla colpa, chino la testa mesta.
Chino in attesa delle mani tue a posare cenere.
Ho cicatrici simili a fenditure, ho apposite
marchiature. Venere dissonante, Venere che
sorride d’improvviso nemica, venere di miele
e fica, un cucchiaio di dolore anestetico
d’assenza, martire d’indolenza.
L’acqua poi che culla senza abbraccio , culla
con il sale ed è mare ed è male brucia gli occhi
che perdono il centro, il fuoco vero.
Vento del nord sposta le parole. Vento
bugiardo che vuol dire ma nega per difetto.
S’alzano tornadi, case di pietra pesante mi
cadono addosso ed io sono senza scarpe.
Sono le murature scelte dal tuo sguardo,
sono i cartelli con scritto “vendesi”per
accorciare la terra.
Strappo di mappa che avvicina, carta velina
tenuta ai lembi da due iniziali di legno.
Il pegno era la promessa di apparecchiarmi il
lago ogni notte, la promessa per il regno è la
pazienza chiesta dalle sentinelle all’entrata.
Legami le caviglie ai ceppi del tormento, che io
stia ferma, senza corsa, con il cammino sotto i
piedi e non dove il cuore teme e temendo beve
vetro da bottiglie rotte.
Lingua che sanguina, lingua senza santo,
senza patrono senza perdono.
Antica reliquia, amabile resto, ostia di carne.
Carta di carne che tiene l’alfabeto mio
d’amore in bocca. Tutto ancora da pronunciare.
Strappami le vesti, lasciami ornata di stracci
e lacci. Piagata dal desiderio.
Imparerò la preghiera del pellegrino, come
il sangue diviene vino.
Imparerò cosa si mangia alla tua mensa,
imparerò dove il dolore ha giacenza.
Riconoscerò le avvisaglie, il sentiero d’oro.
Ma tu non lasciarmi al buio.
Fammi toccare il taglio.
E ricorda com’è dolce com’è buona questa
acqua disperata e piegata in un fazzoletto
che non sa farsi rete per questo cuore
funambolo. Il remo del destino
porta a te.
"Eccoci anima mia , arrivati a quel gran
passo che ci rimane per questo al
nuovo atteggiamento." (R)