L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.
Ho perso il cappello
Quel cappello
Quello indossato per te
La volta di lana
Sopra sorriso ed occhi
L’ho perso e non so dov’è
Abbandonato
Dimenticato
Smarrito
Ora
Sta con i miei ricordi
Nel punto esatto
Dove ciò che ho amato
Si scolora si sfibra
Si allenta e si annebbia
Mentre resta secca
La macchia d’unto
La riga di sale e vapore
Su questo mio cuore pentola
Che cede nello smalto
(Così oggi
Chino il capo nudo
Alle ceneri-
Che la polvere
Si depositi sopra la colpa)

E se fosse una questione di maree. Se fosse questo
salire e scendere delle acque, questo avanzare ed
arretrare, lasciare detriti da interpretare, alfabeti da
passare con i polpastrelli tra impronta ed impronta,
in codici genetici sciolti in righe che si avvolgo.
Semicerchi conchiglie grovigli. E se fosse umidità,
una specie di vapore che non si addomestica, una
dissolvenza che entra nel respiro e va all’indietro,
all’indentro, fino ad addensarsi ancora in caverne,
fino a farsi croce di pietra sullo sterno. Se fosse vapore,
patina sul vetro per far scivolare le dita. Scrivi, scrivi
che inizia qui ed ora.
L’osso di seppia, il taglio nostro, il veleno nell’inchiostro.
Codice morse che scorre in vibrazioni.
Perché qualcosa deve essere, qualcosa che si dipana in
fili e si annoda. Tessitura che va a compiersi come
ricamo, sortilegio nella mano, porcellana finissima non
del tutto leggibile.
Ancora.
Riavvolgo il nastro e ti lascio scorrere. Una due tre
volte. Respiro lungo, ecco-(ti dicevo)acqua che sale
e poi scende alla prima sillaba. Resta un bordo, una
incrostazione di desiderio per il tuo anticalcare blu.
Nella vasca tasca tu sei una sirena che manda luce
argento. Argento io, il tuo mercurio, argento nostro
in questo chiostro di notte, in questo alzare preghiere.
Pronuncio me e pronuncio te. Nome proprio, proprio
nome.
Ora ti prego ascolta- se pure ho un cuore già ricucito
passato dall’ago e sono tossica come l’amore…
Ascolta il suono dei campanelli.