Chi sono

Utente: lagocapovolto
“Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o dondola / e impollina il cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.” M.Gualtieri

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mercoledì, 25 febbraio 2009

Ho perso il cappello

Quel cappello

Quello indossato per te

La volta di lana

Sopra sorriso ed occhi

L’ho perso e non so dov’è

Abbandonato

Dimenticato

Smarrito

Ora

Sta con i miei ricordi

Nel punto esatto

Dove ciò che ho amato

Si scolora si sfibra

Si allenta e si annebbia

Mentre resta secca

La macchia d’unto

La riga di sale e vapore

Su questo mio cuore pentola

Che cede nello smalto

 

(Così oggi

Chino il capo nudo

Alle ceneri-

Che la polvere

Si depositi sopra la colpa)

 

postato da: lagocapovolto alle ore 11:13 | link | commenti (20)
categorie:
domenica, 01 febbraio 2009

seguimi per il rumore

 

E se fosse una questione di maree. Se fosse questo

salire e scendere delle acque, questo avanzare ed

arretrare, lasciare detriti da interpretare, alfabeti da

passare con i polpastrelli tra impronta ed impronta,

 in codici genetici sciolti in righe che si avvolgo.

Semicerchi conchiglie grovigli. E se fosse umidità,

una specie di vapore che non si addomestica, una

dissolvenza che entra nel respiro e va all’indietro,

all’indentro, fino ad addensarsi ancora in caverne,

fino a farsi croce di pietra sullo sterno. Se fosse vapore,

patina sul vetro per far scivolare le dita. Scrivi, scrivi

che inizia qui ed ora.

L’osso di seppia, il taglio nostro, il veleno nell’inchiostro.

Codice morse che scorre in vibrazioni.

Perché qualcosa deve essere, qualcosa che si dipana in

fili e si annoda.  Tessitura che va a compiersi come

ricamo, sortilegio nella mano, porcellana finissima non

del tutto leggibile.

Ancora.

Riavvolgo il nastro e ti lascio scorrere. Una due tre

volte. Respiro lungo, ecco-(ti dicevo)acqua che sale

e poi scende alla prima sillaba. Resta un bordo, una

incrostazione di desiderio per il tuo anticalcare blu.

Nella vasca tasca tu sei una sirena che manda luce

argento. Argento io, il tuo mercurio, argento nostro

in questo chiostro di notte, in questo alzare preghiere.

Pronuncio me e pronuncio te. Nome proprio, proprio

nome.

Ora ti prego ascolta- se pure ho un cuore già ricucito

passato dall’ago e sono tossica come l’amore…

Ascolta il suono dei campanelli.

 

 

 

 

 

 

 

postato da: lagocapovolto alle ore 23:25 | link | commenti (6)
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