L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.
Venezia fredda gelida. Scala di grigi. Bellissima.
Nel passo che s’affretta e si allenta, prepotente
nelle attese, si scontorna da lontano.
Tratto tremante di mano, umidità d’amore.
Alghe della memoria, sgrano tra le dita il rosario
di questa storia. Vorrei essere il nome al centro della
preghiera, la ringhiera cui poggiami quando le ombre
si allungano e si prendono l’innocenza.
Tentata dalla neve, il mio sguardo ti beve, la mia bocca
preme parole salmastre, guglie d’inchiostro. Mi dico
-ad ogni costo- perché senza te io sono metà in ogni posto.
Venezia che mi bagna i piedi ed il cuore. Bagnato il
sentimento, zuppo fino a macerare il mio tormento.
Carta destinata al fallimento. Tu dove sei nella mappa
che seguo? Sei l’occhio di questa geografia-pesce,
sei l’occhio lucido, il buco dove ho nascosto le monete,
gli zecchini destinati al cerbero destino.
Acqua alta, acqua alta sopra il dolore.
Acqua che mi annega da dentro. Acqua e ancora acqua.
Quasi oscena, verrebbe da toccarti con le dita.
Questo senso di movimento, di smarrimento tra i vicoli,
di cose che ondeggiano. Oscillo. Senza terra ferma.
Passerelle e ponti, strade precarie sopra la pietra bagnata.
Come vorrei dormire. E nel sonno trovarti, nel sogno
ricordare le fondamenta, ritrovarti ma senza il male.
In quell’unico nostro punto incomprensibile e vero che
ci lega senza corde né nodi.
Cerco intanto una benedizione pagana perché la corona
di spine mi impedisce il cammino che so-dentro so-certo.
Fino a te.
Fino all’inizio.
Fino al calco del sentimento.