Chi sono

Utente: lagocapovolto
“Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o dondola / e impollina il cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.” M.Gualtieri

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lunedì, 19 maggio 2008

 

Sei la colla

In cui si impigliano i ricordi

Sei la bolla

Dentro cui non respiro

Tu- coperta di calce bianca

Io- levigata ed intonacata

Stuccata dove c’è un buco

Che qualcosa manca

Che la crepa avanza

Pronta all’uso

Ristrutturata

Buona per la vendita

Riverniciata di silenzio

Io- casa disabitata

Reggia abbandonata

Tu- regina decapitata

La corona è nella teca

Rotola la tua testa

Come una moneta

Rotola sulle mattonelle

Mentre con il cuore/archivio

Ti cammino sopra

Senza sporcare

Con ai piedi

Le tue pianelle

Perché tu vuoi un dolore

Che non faccia rumore

Tu vuoi un dolore muto

Un urlo urlato in un imbuto

 

 

 

(chissà se ricordi cos’era maggio in questa notte)

 

 

...

 

 

(chissà se ricordi di avermi preso per mano)

 

 

...

 

 

 

(chissà se ricordi dov'era il tuo cuore)

 

 

...

 

 

(chissà se ricordi il tuo sorriso nel sonno)

 

 

...

 

 

(e se mi senti allungare le vertebre nel dolore)

 

 

....

 

(se senti dove sto)

...

Riposa creatura riposa. Tra gli astri si trova la tua sposa

 

 

postato da: lagocapovolto alle ore 23:54 | link | commenti (9)
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martedì, 06 maggio 2008

“Finalmente sei tu.”

Guardami amore guardami. Sono la terra preparata

Dalle stagioni del destino, sono il volto che di diritto

spetta al tuo mattino. Sono la corda tesa, la città che

dichiara resa, sono il cane che ti fa la guardia, sono

la verità che toglie il sonno alla versione dei fatti

bugiarda. Calendario, datario del cuore, due nascite

sovrapposte, un parto gemello, un sogno cui manca

solo l’anello. Ventiquattro mesi, due anni.

Non mi importa dei danni. Non volevi vedere l’urto?

Eccoti accontentata mia regina distratta, ogni palazzo

è caduto, a morte l’intera corte, lama di ghigliottina

sull’ipoteca sopra la sorte. Amore senza ritegno né

giustizia, amore che solo di sé ha bisogno, che s’allaga

e si asciuga, s’allarga e si ritira, amore che resta,

buio nella foresta, orco che mi respiri dentro,

lupo che mi divori il tormento. Amore che insiste, che

sopravvive ad ogni nemico, che scava buche per

seppellire segreti che la pioggia scioglierà in lacrime

di terra e fango, amore io rimango perché c’è qualcosa

che non può essere vinto, c’è una resistenza, una

fedeltà- fosse anche alla morte- che vuole io sia la

destra e tu la sinistra che insieme fanno l’intero.

Quando finirai d’aver paura? Quanto capirai che la

notte non è così scura? Basta abituare gli occhi, che

poi si leggono i contorni e le ombre si fan balocchi.

Misurami dunque. Fallo con i palmi, con i polpastrelli.

Misurami dagli occhi agli zigomi, dalla fronte alla

bocca, dal capo allo sterno. Misurami le spalle, il

ventre ed il seno. Le gambe, le caviglie, i piedi.

L’apertura alare delle braccia.

Misurami il sesso, la cavità del sentimento.

Misurami il corpo, fai di me un numero decimale.

Trova la cifra, scopri la formula magica. Rendimi un

recinto da percorrere con i tuoi passi, fa di me una

somma di arcate del tuo sguardo. Che io sia la scelta

capace di diventare libertà non perché accettata una

volta per tutte ma perché rinnovata ad ogni luna,

perché io possa essere la stessa ma diversa e spostare

la linea di confine, alzare la posta in gioco.

Non per poco, non come un debole fuoco.

Ma come la lingua che parlavi un tempo, la tua

origine, la tua memoria nelle cellule.

 

Due anni in tre cose.

Un orologio- che mi dice quanto ancora manca.

Un quaderno- che mi racconta l’amore prima, il tuo

tempo di bambina.

Una moneta- pegno per il regno della morte, io

troverò il modo di amarti nei secoli che questo

cuore è un fiume e le nostre caviglie ed i nostri

polsi sono legati da una fune.

 

Rose e rose. Piene di spine.

Io arriverò fine a te. La mia fede s’è fatta filo

rosso che traversa qualsiasi bosco.

fino a te

 

 

 

postato da: lagocapovolto alle ore 17:11 | link | commenti (9)
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