L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.
Sei la colla
In cui si impigliano i ricordi
Sei la bolla
Dentro cui non respiro
Tu- coperta di calce bianca
Io- levigata ed intonacata
Stuccata dove c’è un buco
Che qualcosa manca
Che la crepa avanza
Pronta all’uso
Ristrutturata
Buona per la vendita
Riverniciata di silenzio
Io- casa disabitata
Reggia abbandonata
Tu- regina decapitata
La corona è nella teca
Rotola la tua testa
Come una moneta
Rotola sulle mattonelle
Mentre con il cuore/archivio
Ti cammino sopra
Senza sporcare
Con ai piedi
Le tue pianelle
Perché tu vuoi un dolore
Che non faccia rumore
Tu vuoi un dolore muto
Un urlo urlato in un imbuto
(chissà se ricordi cos’era maggio in questa notte)
...
(chissà se ricordi di avermi preso per mano)
...
(chissà se ricordi dov'era il tuo cuore)
...
(chissà se ricordi il tuo sorriso nel sonno)
...
(e se mi senti allungare le vertebre nel dolore)
....

“Finalmente sei tu.”
Guardami amore guardami. Sono la terra preparata
Dalle stagioni del destino, sono il volto che di diritto
spetta al tuo mattino. Sono la corda tesa, la città che
dichiara resa, sono il cane che ti fa la guardia, sono
la verità che toglie il sonno alla versione dei fatti
bugiarda. Calendario, datario del cuore, due nascite
sovrapposte, un parto gemello, un sogno cui manca
solo l’anello. Ventiquattro mesi, due anni.
Non mi importa dei danni. Non volevi vedere l’urto?
Eccoti accontentata mia regina distratta, ogni palazzo
è caduto, a morte l’intera corte, lama di ghigliottina
sull’ipoteca sopra la sorte. Amore senza ritegno né
giustizia, amore che solo di sé ha bisogno, che s’allaga
e si asciuga, s’allarga e si ritira, amore che resta,
buio nella foresta, orco che mi respiri dentro,
lupo che mi divori il tormento. Amore che insiste, che
sopravvive ad ogni nemico, che scava buche per
seppellire segreti che la pioggia scioglierà in lacrime
di terra e fango, amore io rimango perché c’è qualcosa
che non può essere vinto, c’è una resistenza, una
fedeltà- fosse anche alla morte- che vuole io sia la
destra e tu la sinistra che insieme fanno l’intero.
Quando finirai d’aver paura? Quanto capirai che la
notte non è così scura? Basta abituare gli occhi, che
poi si leggono i contorni e le ombre si fan balocchi.
Misurami dunque. Fallo con i palmi, con i polpastrelli.
Misurami dagli occhi agli zigomi, dalla fronte alla
bocca, dal capo allo sterno. Misurami le spalle, il
ventre ed il seno. Le gambe, le caviglie, i piedi.
L’apertura alare delle braccia.
Misurami il sesso, la cavità del sentimento.
Misurami il corpo, fai di me un numero decimale.
Trova la cifra, scopri la formula magica. Rendimi un
recinto da percorrere con i tuoi passi, fa di me una
somma di arcate del tuo sguardo. Che io sia la scelta
capace di diventare libertà non perché accettata una
volta per tutte ma perché rinnovata ad ogni luna,
perché io possa essere la stessa ma diversa e spostare
la linea di confine, alzare la posta in gioco.
Non per poco, non come un debole fuoco.
Ma come la lingua che parlavi un tempo, la tua
origine, la tua memoria nelle cellule.
Due anni in tre cose.
Un orologio- che mi dice quanto ancora manca.
Un quaderno- che mi racconta l’amore prima, il tuo
tempo di bambina.
Una moneta- pegno per il regno della morte, io
troverò il modo di amarti nei secoli che questo
cuore è un fiume e le nostre caviglie ed i nostri
polsi sono legati da una fune.
Rose e rose. Piene di spine.
Io arriverò fine a te. La mia fede s’è fatta filo
rosso che traversa qualsiasi bosco.
