L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.

Ha un buco come il Pantheon. Ma non al centro.
Un po’ spostato. Imperfetto e scontornato. Un buco
perché i sogni passano le mura. E sono calce di diversa
natura. L’ufficio oggetti smarriti accetta la pioggia e
perfino la neve, ama le intemperie e la disobbedienza.
Qui c’è posto per volare con un balzo, per farsi sparare
dal cannone dei desideri. Siamo saltimbanchi, funamboli
sul filo teso della riga d’inchiostro.
Al martedì, al giorno delle possibilità. Ai reperti d’amore,
alle teste piegate sullo sterno, alle parole poggiate sul cuore.
Alle scarpette da danza di C. Alla bambina che sulle punte
si avvicina alle stelle di tulle che fan giravolte nel cielo.
Al corpo melodia, al passo indocile dei tuoi versi.
Alla ragazza che si siede all’angolo con un orologio che
non funziona ma scorre ore-alfabeto da parlare con gli
animali. A te ragazza silenziosa di cui sento l’inchiostro
come fosse odore di rosa.
A G. poeta lametta, parola stretta nella bellezza che taglia.
A ciò che senza mappa si trova e che in te dimora.
Ad A. perché sa lucidare le piccole cose, perché le ossa
d’amore bollono nella pentola dei sortilegi mescolate dalle
fate. Rendi regale anche il piatto sbeccato.
A F. che piega in quattro una lettera così da averla nella
tasca perché qualsiasi sia la notte gli occhi ritroveranno
sempre la grafia interna del cuore.
A M. che guarda il frigo vuoto, che fa ricette con l’assenza,
che apre serrature, che ha parole semenza, parole che fan
pieni i campi di grano.
A Z. che si fa vegliare nella notte, che di nascosto cerca
i suoi occhi bottone perché il guardiano protegga la scrittura-
tu hai parole che fioriscono in stagioni inaspettate.
A M. che sempre mi segue e si mette nei guai perché
porta per me borse di incantesimi, buste zeppe di magia.
E batte le dita sulla mia macchina da scrivere per scrivere
con il nero nero quello che sente più vero.
A tutti voi.
Che mi riempite il petto, che mi tenete sveglia. Che ogni
volta mi sento leggera ma più forte del marmo.
A voi miei prediletti.
Grazie.
A tutti noi.
Che preferiamo il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo
di non scriverne.
Grazie.
(ad Antonio qui rappresentato che ondeggia nella volta
celeste dei nostri sogni)