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Utente: lagocapovolto
“Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o dondola / e impollina il cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.” M.Gualtieri

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mercoledì, 28 novembre 2007

Antonio

Ha un buco come il Pantheon. Ma non al centro.

Un po’ spostato. Imperfetto e scontornato. Un buco

perché i sogni passano le mura. E sono calce di diversa

natura. L’ufficio oggetti smarriti accetta la pioggia e

perfino la neve, ama le intemperie e la disobbedienza.

Qui c’è posto per volare con un balzo, per farsi sparare

dal cannone dei desideri. Siamo saltimbanchi, funamboli

sul filo teso della riga d’inchiostro.

Al martedì, al giorno delle possibilità. Ai reperti d’amore,

alle teste piegate sullo sterno, alle parole poggiate sul cuore.

Alle scarpette da danza di C. Alla bambina che sulle punte

si avvicina alle stelle di tulle che fan giravolte nel cielo.

Al corpo melodia, al passo indocile dei tuoi versi.

Alla ragazza che si siede all’angolo con un orologio che

non funziona ma scorre ore-alfabeto da parlare con gli

animali. A te ragazza silenziosa di cui sento l’inchiostro

come fosse odore di rosa.

A G. poeta lametta, parola stretta nella bellezza che taglia.

A ciò che senza mappa si trova e che in te dimora.

Ad A. perché sa lucidare le piccole cose, perché le ossa

d’amore bollono nella pentola dei sortilegi mescolate dalle

fate. Rendi regale anche il piatto sbeccato.

A F. che piega in quattro una lettera così da averla nella

tasca perché qualsiasi sia la notte gli occhi ritroveranno

sempre la grafia interna del cuore.

A M. che guarda il frigo vuoto, che fa ricette con l’assenza,

che apre serrature, che ha parole semenza, parole che fan

pieni i campi di grano.

A Z. che si fa vegliare nella notte, che di nascosto cerca

i suoi occhi bottone perché il guardiano protegga la scrittura-

tu hai parole che fioriscono in stagioni inaspettate.

A M. che sempre mi segue e si mette nei guai perché

porta per me borse di incantesimi, buste zeppe di magia.

E batte le dita sulla mia macchina da scrivere per scrivere

con il nero nero quello che sente più vero.

A tutti voi.

Che mi riempite il petto, che mi tenete sveglia. Che ogni

volta mi sento leggera ma più forte del marmo.

A voi miei prediletti.

Grazie.

A tutti noi.

Che preferiamo il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo

di non scriverne.

Grazie.

 

(ad Antonio qui rappresentato che ondeggia nella volta

celeste dei nostri sogni)

postato da: lagocapovolto alle ore 00:37 | link | commenti (7)
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