
Mio cuore che sogni storto, mio cuore sporco d’amore, ostinato cuore, cuore radice , cuore che non regge scudo, cuore nudo e senza polpa, cuore in colpa, cuore nel sacco trappola del tuo nome, cuore strappato e ricucito, filo di ferro, nero ordito- questa è la stagione che fa passare i morti , che sposta la terra e lascia sagome indistinte sotto tappeti di foglie- questo è il tempo nostro, questa è l’ora che avvera l’inchiostro. Niente è al suo posto. Non è questa le mia storia, non posso restare qui a sussurrare alle pietre, non posso non liberarmi dalle infinite rese. Ascolta. Senti bene. Che sta arrivando la fitta carnale, la misura in centimetri del male. Mi farò un pasto con le tue ossa. Perché tu sei la goccia di veleno che cade sul mio capo, tu sei la goccia che mi corrode la testa fino al cranio, sei malattia distillata, la costante nel delirio. Io ricamo e ricamo, scrivo parole con il filo, scrivo sul rigo sinistro del tuo destino. Ho composto frasi di porcellana, ho fatto matasse di lana spessa. Ho tutto pronto per quel giorno.
Rosaspina, nome che ti ho dato, nome a lettere grosse sotto il mio indice di bambina, mia prima favola, mia futura regina. Si, lo so. L’ago punge e il tuo sangue ferma la memoria, tutto s’incanta e raggela, tutto sta fermo. Adesso sono gli anni, ed i secoli, da passare. Ma romperò il sortilegio. Saranno fiamme e fuochi, saranno fiori improvvisi, acqua appena nata alle radici. Tutto sarà rovesciato, tutto sarà come appena iniziato. Illustrazione di libro che scavalca la pagina, animali che dalla carta escono fuori e provano una danza. Tu ed io. Quando anche l’ultima fata se ne sarà andata. Tutto nostro il regno allora, la guarnigione intera dell’amore.Resta a dormire. Ancora un po’. La neve ti coprirà le guance e la fronte. I piedi e le mani. Ma sarà neve buona perché tutti i giorni mi pungo il cuore e lascio che la terra che ti tiene sia calda come il mio sangue. È solo sonno, non temere. Ed io sto qui a vegliarti.