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Utente: lagocapovolto
“Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o dondola / e impollina il cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.” M.Gualtieri

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venerdì, 17 agosto 2007

SPECCHIO_DELLE_MIE_BRAME

Il vento muove appena le foglie. I colori intorno lenti volgono all’autunno. Avvisaglie del destino, anguilla nera dentro un catino. Forse ci sarà un tempo diverso e senza offesa, forse scorderò che tu sei la mia parte lesa. Devi essere lontana, in un luogo senza parole e senza dolcezza, un luogo dove non riesco ad arrivare e l’anima batte sui sassi. Continuo a star dentro alla torre senza porte di cui tu tieni la chiave in fattezze di sorte. C’è un passaggio segreto, c’è una via d’uscita scavata nella terra ferma della privazione. O forse è celeste la soluzione e mi occorrono ali intarsiate d’oro per trovarti sotto la volta stellata dell’amore.

 

Cronache da questa parte.

 

Al mio cavaliere dico che c’è dell’altro, che la morte esce da quelle assi di legno che chiudono il corpo. La morte vestita e lucidata, la morte dalla camicia stirata, ragionata ed inscatolata. Confezionata, pacchetto completo, circostanziata. Non è questo. Che sia morte degna ed elevata, che sia memoria che sposta i marmi, che restino i gesti e le parole, i rituali e le cose migliori. Che ti accompagni la sua impronta, il sapore del suo amaro preferito in bocca, che tu possa indossare la sua cravatta- come hai fatto- e sentirne la storia. Perché forse siamo solo le storie che ci accadono. Allora. Tu continua a raccontare.

 

Ad A. dico- lascia che posi parole sugli stipiti delle porte, lascia che chiami le divinità della casa.

Finalmente. Ecco arrivato il riscatto, ecco pagato il conto delle offese. Quel chicco di sesamo pareggia la sorte, tutto il buio si allontana e la notte è guardiana dei respiri. Tutte le volte che varco quella soglia io torno a credere che anche queste mie ferite un giorno saranno guarite. Che resteranno segni muti carezzati da dita flauti. Ascolto la vostra melodia. I miei sogni sono topolini. Sii il pifferaio benedetto che li porta oltre i confini. So che a te posso lasciare la mia follia di bambina. Senza timore. A te, a lei-buona fortuna.

 

A C. che respira aria alta ed ha le stelle appena sopra le spalle dedico tutti i conigli che scappano nella notte ed i ricami fatti a più mani, gli intarsi silenziosi delle piccole cose di casa. Aspetto l’autunno e le carte da scoprire, tutte le magie a venire. Alice ha appena trovato il giardino, non rimettere l’orologio nel taschino. Che il tempo sarà incantato e troveremo pietre preziose nel selciato, lungo il sentiero che porta al lupo. Saremo noi a nutrirci di favole.

 

Alla principessa cui cadono i denti, alle farfalle che le si posano addosso, a tutto ciò che per farla sorridere invento. A lei che è il mio portento. Alla storia del cavaliere ranocchio che tanto la fa sorridere. A tutti pesci che sanno i segreti.

 

Al saltare nelle pozzanghere. Alla pesca delle rane. Ai braccialetti chiama-angeli. Ai pasticcini a forma di cuore. Al gioco delle carte. Alle bolle di sapone. A me che di crescere non so farmene ragione. A tutte le volte che sono ciò che sono.

 

Ancora a te. Ancora. Perché non passa. E non passerà. Cambiano le stagioni. Lo zodiaco ha già girato una volta. Non importa. Prima o poi l’amore non potrà tacere. Intatto, dolcemente, ti fa la posta.

postato da: lagocapovolto alle ore 00:02 | link | commenti (3)
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