L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.
Ha i capelli e la barba di zucchero filato il re mangiadita. Mi racconti che per mandare via il brutto dei sogni bisogna strizzare tre volte gli occhi. Così spariscono i mostri e gli orchi, le ombre nere diventano piccole piccole fino a dileguarsi nelle righe delle mattonelle, fino a sciogliersi negli spacchi. Mi è bastato rivedere i tuoi occhi, il tuo viso bianco incorniciato nei capelli scuri, per sentirmi stupida tutta insieme. Il nostro gioco delle facce storte, i tranelli e gli indovinelli, le parole che fan rima- stagno ragno legno regno. Perdonami bambina perché permetto al mal d’amore di tenermi in cantina. Perché resto chiusa a rovinarmi le ossa, perché mi scavo con le mani la fossa. Perché al cuore non so porre rimedio, non ho guarnigioni contro l’assedio. Né guarigioni contro l’assenza- niente streghe o pozioni. Ma metterò fine alla latitanza, a questa reclusione in una stanza.
Avrei voluto fosse al mio fianco- lei la parte sinistra- avrei voluto dirle ogni cosa. Non scontare penitenze, solo poterla portare nei nostri giochi. Manca la mia sposa, manca il suo passo accanto al mio. Allora forse tutto sarebbe stato più lieve. Allora forse in giorni come questo, con il lago simile ad un quaderno intatto ed una luce che rassicura, anche il dolore sarebbe diventato leggero e si sarebbe allontanato come una palla che cade in acqua e che l’acqua sposta, porta via verso il centro dove luccica e si confonde con le boe che galleggiano a testa piegata. Perdonami bambina. Per il tempo che non ho avuto, per le favole non lette. Perdonami perché tu vieni prima della mia imperfezione. Il mio limite- mortale- lo star male, l’affogare nel suo mare che mi tappa occhi e bocca, io povera Ofelia stolta. Ma tu non temere. Di petalo in petalo sfoglieremo i fiori finche tutti desideri saranno veri. Ti prometto cose magnifiche e abracadabranti.
Gli ostacoli sono pietre da spostare.
Non sono per le tasche di un cappotto.
Non sono per affogare. Niente vesti inzuppate.
Né ossa bagnate. Piedi nudi piantati a terra.
Canti d’amore si mischiano ai canti di guerra.
Non voglio la morte in acqua. Sceglierò
la carta. Di me prenditi cura anche quando
sul bosco scende la notte scura.
Quella fatta per l’abbandono, quella senza suono.
Un cuore rotto va giù più veloce, è piombo
senza perdono, è pallottola che passa da parte
a parte.
Non voglio zavorre, io attraverso le cose per
trattenerne il segreto.
Verrò da te con i misteri del mondo scritti
sulla mia pelle. Ritorneremo indietro fino
alla nascita delle stelle. Da dove siamo partite.
Da prima delle ferite.
Dieci come le dita. Dieci comandamenti.
Dieci leggi, dieci sogni ed incantamenti.
Oggi è dieci.
Intanto.
Il cavaliere del secchio ha sempre fame.
Perché lo stomaco come il cuore non si sazia.
La principessa scrive in corsivo e le parole
sono ballerine alla riga/sbarra. Piegano le teste
belle all’inchiostro sulle pagine bianche.
Ad A. che dice passerà io rispondo arriverà.
Perché il giro del lago è quasi completo.
Conosciamo ogni deriva. Ogni bugia.
Perché il tempo è ormai finito.
Deve esserci un modo di sciogliere il nodo.
Il cappio stretto intorno all’amore.