Chi sono

Utente: lagocapovolto
“Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o dondola / e impollina il cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.” M.Gualtieri

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giovedì, 26 ottobre 2006

Domanda.

Ma A.B. per chi scrive quando scrive?

Chi nutre le sue parole? E dove vanno?

Allora, mi dico, vuoi indicazioni precise, vuoi gli

esatti punti cardinali del mio cuore.

Oh mia parola, mia parola puttana che le gambe

allarghi senza chiedere nomi-sembra sia così-come

potrò mai chiederti perdono per averti inginocchiata

davanti al suo trono? Perché lei vede solo il mestiere,

pensa io sia come un contabile, un ragioniere.

Pensa io scriva per diletto (o per affari di letto),

pensa io giochi e che proceda per difetto.

Così poi è semplice confondere.

Ma l’imbroglio sei tu, tu sei l’inganno.

E non ti accorgi del danno.

Allora è così perfetto il tuo mondo?

Paradiso senza pioggia, senza incrinature.

Temi la smentita o la conferma?

Cosa fa più paura?

I fantasmi di questa stanza o delle mia parola

la vera ossatura?

Sapere che resto fedele alla parola mentre tu

sei giostra che sale e scende.

Il fatto è che non ti credo.

La tua è una falsa mansuetudine.

Prima o poi sentirai quel che provo.

Sarò l’incudine sul tuo cuore.

Quindi se vuoi, per il momento, tieniti la gamma

di grigi per intero. Io mi prendo il bianco, mi

prendo il nero. Il dolore vero.

Ma sotto la tua cenere il mio fuoco non smette

di covare l’amore.

Sta per arrivare l’inverno-non lo senti?

Allora.

Addormentami e ancora entra.

postato da: lagocapovolto alle ore 16:34 | link | commenti (3)
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