L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.
(Venite pure. Questo non è più un blog.
Accorrete numerosi. Venite a dire il peggio
di me. Non sarà mai abbastanza)
Com’è semplice. Estremamente semplice.
Nascono nuove ridicole alleanze, apriamo dunque
le danze. Le confidenze tradite, le parole
non più accudite. Ma va bene così. Mi rimetto a
questo gioco che cancella volti e memoria.
Che annulla gli anni e per scelta fa danni.
Questo tempo senza storia. Niente è stato.
Erano solo sogni. Questo è evidente è il
risveglio al mattino. Tutto questo per aver chiesto
aiuto. Andate, andate per il mondo. E tu, non
venirmi a parlare di bugie. Qualche mese è
bastato a negare una vita di promesse. Così
è fin troppo facile. Avrei preferito me lo avessi
detto in viso. Che uomo sei. Che mi auguri dolore.
Malattia, livore. Che uomo sei.
Chiediti perché sei vivo. Da sottoterra le guance
non possono rifiorire.
Detto questo è giusto tacere. Non c’è nulla
da aggiungere. Ma prima d’accusare avresti
potuto chiedere. Prima di giudicare avresti
potuto sentire me. Eppure la lezione era stata
chiara un tempo. Credere per credere. Prima di
ogni chiacchiera dall’esterno. Dovresti saperlo.
Le parole non hanno lo stesso peso. E non sono
innocenti.
Hai fatto la tua scelta. Sei tu ad avere una corte.
Renditi conto. Di cosa vai dicendo.
Che uomo sei.
#1
A quanto rivendi le mie parole?
Che valore hanno, quanti carati.
Applausi e autografi, firme sugli inviti.
I tuoi sonni sono puliti?
Mentre dormi un serpente striscia a terra.
Quando ti riempi la bocca dei miei figli
tu dimentichi l’odore del sangue.
Questo mio cuore più volte tradito, trafitto
da parte a parte, inconsolabile, langue
affossato sul tuo nome.
Non punto il dito, ti lascio fare.
Vattene in giro per il mondo, racconta la tua bugia.
A furia di ripeterla diverrà vera.
#2
Infine ci sei riuscito.
Hai fatto il colpo da gran mago.
Hai lasciato gli scudi abbassati ed il mio corpo esposto
ai colpi del nemico. Hai lasciato fare.
Vivi la tua vita. Gioca la tua solitaria partita.
Stai dove vuoi, dimentica ogni cosa.
Lava bene la tua pelle ma smetti di nasconderti
dietro al nome delle stelle.
Non scomodare l’alchimia.
Le carte o i dadi. Avresti potuto fare altro.
Neanche l’inferno ci aveva diviso.
Nemmeno il diavolo in persona,
guardato dritto in viso.
Ora mi resta un sorriso, beffardo.
E pensi di poter contare le monete
nel piatto e d’avere ragione.
Facile chiamare destino il tuo sguardo girato
dall’altra parte. Facile. Resti lì bello e pulito.
Ma l’amore è contagio e rischio.
Non puoi guardarmi da una vetrina.
Ultima dannazione. E ultime parole.
Tu non sai più nulla.
#3
Tre mesi.
Ecco la regola delle regole.
Alla fine ai vinto. E ti sei presa le parole.
Ora parlo la tua stessa lingua muta mentre
io volevo nomi nuovi da dare alle cose.
Volevo eserciti di parole dalle corazze scintillanti.
Volevo parole guerriero per conquiste devastanti.
Volevo divinità d’inchiostro per pronunciare armonie
celesti. E dissonanze terrestri. Volevo essere il tuo
verbo, la tua profezia. L’estrema alchimia.
Teste appese agli alberi. Il vento le muove appena.
Ora ho nome di rinuncia, sono solo vestita di
stracci. Ora i miei occhi non vedono. Ed il corpo
è una cavità vuota. Mi brucia il pianto. Sale feroce
dell’incanto. Stavolta non mi salverò.
Il dolore s’è mischiato al mio sangue.
Eppure.
Se solo tu volessi guardarmi per intero.
Mi hai tolto ogni cosa. Ma resti la mia sposa.