L'amore Somiglia Ad Un Fantasma Nero / Un Orco Che Mangia Ogni Pensiero.
Lode al corpo scorretto,
debordante, imperfetto.
Lode alle ossa al midollo.
Ma di più alla carne,
al suo mistero morbido e contorto.
Agli occhi segnati e agli angoli della bocca.
Alle pieghe sul collo.
Lode a ciò che non si somiglia,
alla riga storta delle sopracciglia.
Al calcio dei denti contro il bianco dei solventi.
Lode ai fianchi larghi e accoglienti
contro il bisturi ed i pensieri taglienti.
Lode alla disuguaglianza e al difetto,
alla sbavatura del rossetto.
Se la forma si scombina per un bacio
potrei mai pensare a un reato?
A tutto ciò non già visto prima,
ai volti senza copertina.
A ciò che esteticamente non fa rima.
Lode a chi si concede, a chi eccede.
Lode all’abbondanza,
all’abbraccio pieno.
Lode all’olfatto e al tatto,
agli odori senza laboratorio.
Lode al suono della voce e al gusto,
a ciò che non si compra in nessun posto.
Lode a ciò che non si rimodella.
Ad ognuno la sua stella
o c’è bisogno di una taglia
anche per quella?
Lode al cuore
nell’orfanotrofio delle parole sintetiche.
E lode a te.
Perché siamo ciò che sai.
Folli bestie d’amore.
Non passo sotto una scala.
Se cade l’olio getto il sale.
Strategie contro il male.
I miei numeri sono sempre dispari.
Tocco ferro.
Non incrocio i calici durante un brindisi.
Tiro i dadi e decido per caso.
Guardo in alto convinta di trovare risposte intarsiate
nelle stelle –
Luna piena tonda e bugiarda.
Luna dei lupi e dei segreti muti.
Alloro e rosmarino bruciati prima del mattino.
Doppio giro di chiave per chiudere fuori la paura.
Carta scritta dentro la fessura.
Le bestie della notte sono senza parole.
Cantilene di resistenza tra le labbra sono piccoli
fuochi invalicabili intorno alle mie mura.
Qui c’è bisogno di antidoti, di fedeltà alla follia.
L’imperatore è nudo e siede per terra.
Vuoto il trono così come l’idea del perdono.
Qualcosa nel rito non è stato rispettato, il cielo
si è sentito tradito.
Arroventati pensieri, botti d’olio bollente – fino a
poco fa – nella mia mente.
Poi è cambiato qualcosa ed è qualcosa che ti somiglia.
Così come il lago l’altra mattina.
Catino azzurro di strega.
Ora pronuncio altre parole e tu mi hai ricordato
la felicità e l’odore delle prime viole.
Ed è vero – i miracoli non hanno dimora –
Ma ora abito lo spazio errante e credo possano accadere.
Ancora.
Io non sono nessuno! Tu chi sei?
Anche tu – sei – nessuno?
Bene allora saremo in due!
Ma non dirlo a nessuno!
Ci caccerebbero – e tu lo sai!
Che orrore – essere – Qualcuno!
Che volgarità – come una rana –
che ripete il suo nome – tutto il mese di giugno –
a un pantano che la sta ad ammirare!
Emily Dickinson
Ma è proprio così allora?
È questa gente mercenaria che decide del mondo?
Minoranze imperiali tenute in prigione-questo siamo.
Quale amorevole sguardo mi resta?
Non mi è dato di fremere e trepidare.
Là fuori non c’è nulla.
E allora forse è meglio vedere giganti nella pietra dei mulini a vento,
elmi d’eroe in catini malmessi.
Allora è meglio lottare contro eserciti immaginari di cavalieri nemici
e mostri antichi che contro gli occhi di latta dei mercanti.
Gloriosi ectoplasmi dalle sembianze di drago, condottieri fantasma
del nostro delirio.
Sfidanti all’altezza di un libro, di una memorabile impresa.
Febbre scavami la fronte, annebbiami gli occhi.
Fammi uscire di senno.
Se nell’imperfezione ho visto l’amore.
Se ho creduto al suo nome.
Se al ragionamento del mondo ho preferito la fede nel sogno.
Una sola bandiera, un unico stemma sullo scudo.
Fiera ridicola sublime triste figura.
Don Chisciotte.
Anima del metallo più puro.
Lascia pure che fuori ridano.
Per l’onore di lei-dentro la grotta non hai avuto paura.