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Utente: lagocapovolto
“Io parlo all’amore. Lo scortico dall’incrosto / nel sogno e ne faccio musica storta / ne faccio delicato vento che solleva o dondola / e impollina il cuore. Alla scomposta / mente, impollina l’occhio con l’occhio / l’occhio con l’animale e viene il bello / che ci sviva, ci sviva tutti. Di più.” M.Gualtieri

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domenica, 28 giugno 2009

Ho girato l’anello e messo via il coltello

Tra le scapole di un angelo

Tra piume senza gravità

Ho scelto te ed ogni taglio imperfetto

la ferita lorda la corda che duole

d’ogni cucitura sento la cura

cuore mio divelto dalla bellezza tua

Due cartoline e perfino il marmo respira

Nell’amore che passa l’alfa e l’omega

Di questo alfabeto tra cielo e terra

Di questa torre senza pietre

Che sovrappone i battiti vostri

Gli occhi e le mani nel miracolo

Mentre tu torni nell’intero della placenta

Io posso solo tenerti il fianco

E restare pronta all’abbraccio

Apertura alare di questo mio corpo di terra

E di parole fatte con il legno

angelo

postato da: lagocapovolto alle ore 23:33 | link | commenti
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sabato, 30 maggio 2009

 

Maggio di ginestre, di segni da lontano, di parole

maldestre.  Maggio fatto d’acqua, di navigazioni,

maggio che oscilla che piega le ancore che rompe

le corde che spazza le sponde.

Maggio e le onde maggio e le ombre maggio

Scoperto maggio  d’amore di rose coralli e scialli

maggio con te. Denti e radici, giudizio perduto,

cuore ad imbuto -tu scivoli dentro prepotente e

ti fai filo nella pancia,tu sei l’inchiostro, la lettera

di legno, della sorte il pegno- smalto e vernice,

osso bianco per farne un ciondolo/pendolo sopra

il mio sterno, il piombo che mette in riga,il perno

per il tuo palmo che mi fa ruotare ed io ruoto

come un animale felice ruoto, sono pavone

maschio che ti saluta con la coda iridescente

fatta d’occhi azzurri d’ idra buona.

Capelli  e denti, tutti gli ingredienti  per il rito e

poi -ancora- l’acqua  sulle mie dita quando  mi

immergo in te.

Acquasantiera per la mia pagana benedizione.

Maggio di compleanni, di sigilli, di numeri primi,

di valigie nuove e nuove mappe, maggio 24b,

teche e paramenti, letti in conventi. 

Cambiamento nel vento.

Mese di rosari e mani giunte in preghiera, mani

che si cercano,calendario di anniversari.

Pietre di fiume al collo, ninnananna matrilineare,

il mio scudo per attraversare sentieri di spine.

Tutto è solo l’inizio

Untitled 4

 

 

postato da: lagocapovolto alle ore 11:07 | link | commenti (5)
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lunedì, 27 aprile 2009

Fino ai miei palmi.

Tu il sasso rosso nel bosco del destino.

Tutto questo sarebbe niente. Senza di te.  Elenco della mia personale felicità: ricevute di taxi, un pigiama largo, la mia camicia da te, la sorpresa fatta di profumo in stoffe leggere nella mia borsa, pane miele e fragole. Una mano/piccola bicicletta sulla schiena.

Il caffè in tazze gemelle.

fino ai miei palmi

 

postato da: lagocapovolto alle ore 21:43 | link | commenti (4)
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mercoledì, 01 aprile 2009

Teste di donna mozzate, teste appese tutte in fila , in bella mostra ,come una giostra come un carosello,  di  Barbablu  l’orpello. Spuntano come occhielli dalla notte, ferme in un grido, la bocca spalancata è il forno del terrore, carcasse di calce e gesso, trofeo dell’insuccesso.  L’ago si sbilancia, poche oncie  di pianto, il rigo della guancia. Il troppo stroppia e strappa, meglio il poco –così dicono- il guscio vuoto.  Meglio il passato remoto, meglio il conto scritto a penna, il ritornello noto. Ed io che ho stomaco d’orco scavo con le mani il tesoro sepolto. Cerco nell’albero la fessura, la sottile fenditura per cadere tra i conigli ritardatari, tra le carte con sbilenchi anniversari. Ho denti di lupo ed occhi grandi, occhi grandissimi e bucati- faccio di te un sol boccone il mattino a colazione. Mangio e mangio, mi travesto, mi nascondo. Portami focacce e vino, vieni da me con il cestino, un’anima di paglia intrecciata, rosso e bianco di tovaglia, profumo di lievito tenuto da stoffe di cotone spesso. Vieni, vieni adesso. Mi spunta lo sguardo dalla coperta, luccica nella penombra, ho due foglioline per occhi e tu la voglia di vedere cosa c’è sotto. Vieni a giocarti, vieni a scambiare le parti. Perché c’è sempre un incantesimo, una giravolta fatta tre volte, una parola antica una piroetta o un sonaglio- per capire l’amore oltre ogni sbaglio. Unguento per il taglio.

 

postato da: lagocapovolto alle ore 18:43 | link | commenti (6)
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mercoledì, 25 febbraio 2009

Ho perso il cappello

Quel cappello

Quello indossato per te

La volta di lana

Sopra sorriso ed occhi

L’ho perso e non so dov’è

Abbandonato

Dimenticato

Smarrito

Ora

Sta con i miei ricordi

Nel punto esatto

Dove ciò che ho amato

Si scolora si sfibra

Si allenta e si annebbia

Mentre resta secca

La macchia d’unto

La riga di sale e vapore

Su questo mio cuore pentola

Che cede nello smalto

 

(Così oggi

Chino il capo nudo

Alle ceneri-

Che la polvere

Si depositi sopra la colpa)

 

postato da: lagocapovolto alle ore 11:13 | link | commenti (20)
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domenica, 01 febbraio 2009

seguimi per il rumore

 

E se fosse una questione di maree. Se fosse questo

salire e scendere delle acque, questo avanzare ed

arretrare, lasciare detriti da interpretare, alfabeti da

passare con i polpastrelli tra impronta ed impronta,

 in codici genetici sciolti in righe che si avvolgo.

Semicerchi conchiglie grovigli. E se fosse umidità,

una specie di vapore che non si addomestica, una

dissolvenza che entra nel respiro e va all’indietro,

all’indentro, fino ad addensarsi ancora in caverne,

fino a farsi croce di pietra sullo sterno. Se fosse vapore,

patina sul vetro per far scivolare le dita. Scrivi, scrivi

che inizia qui ed ora.

L’osso di seppia, il taglio nostro, il veleno nell’inchiostro.

Codice morse che scorre in vibrazioni.

Perché qualcosa deve essere, qualcosa che si dipana in

fili e si annoda.  Tessitura che va a compiersi come

ricamo, sortilegio nella mano, porcellana finissima non

del tutto leggibile.

Ancora.

Riavvolgo il nastro e ti lascio scorrere. Una due tre

volte. Respiro lungo, ecco-(ti dicevo)acqua che sale

e poi scende alla prima sillaba. Resta un bordo, una

incrostazione di desiderio per il tuo anticalcare blu.

Nella vasca tasca tu sei una sirena che manda luce

argento. Argento io, il tuo mercurio, argento nostro

in questo chiostro di notte, in questo alzare preghiere.

Pronuncio me e pronuncio te. Nome proprio, proprio

nome.

Ora ti prego ascolta- se pure ho un cuore già ricucito

passato dall’ago e sono tossica come l’amore…

Ascolta il suono dei campanelli.

 

 

 

 

 

 

 

postato da: lagocapovolto alle ore 23:25 | link | commenti (6)
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martedì, 25 novembre 2008

 

Venezia fredda gelida. Scala di grigi. Bellissima.

Nel passo che s’affretta e si allenta, prepotente

nelle attese, si scontorna da lontano.

Tratto tremante di mano, umidità d’amore.

Alghe della memoria, sgrano tra le dita il rosario

di questa storia. Vorrei essere il nome al centro della

preghiera, la ringhiera cui poggiami quando le ombre

si allungano e si prendono l’innocenza.

Tentata dalla neve, il mio sguardo ti beve, la mia bocca

preme parole salmastre, guglie d’inchiostro. Mi dico

-ad ogni costo- perché senza te io sono metà in ogni posto.

Venezia che mi bagna i piedi ed il cuore.  Bagnato il

sentimento, zuppo fino a macerare il mio tormento.

Carta destinata al fallimento. Tu dove sei nella mappa

che seguo? Sei l’occhio di questa geografia-pesce,

sei l’occhio lucido, il buco dove ho nascosto le monete,

gli zecchini destinati al cerbero destino.

Acqua alta, acqua alta sopra il dolore.

Acqua che mi annega da dentro. Acqua e ancora acqua.

Quasi oscena, verrebbe da toccarti con le dita.
Questo senso di movimento, di smarrimento tra i vicoli,

di cose che ondeggiano. Oscillo. Senza terra ferma.

Passerelle e ponti, strade precarie sopra la pietra bagnata.

Come vorrei dormire. E nel sonno trovarti, nel sogno

ricordare le fondamenta, ritrovarti ma senza il male.

In quell’unico nostro punto incomprensibile e vero che

ci lega senza corde né nodi.

Cerco intanto una benedizione pagana perché la corona

di spine mi impedisce il cammino che so-dentro so-certo.

 

Fino a te.

Fino all’inizio.

Fino al calco del sentimento.

senza cammino

 



postato da: lagocapovolto alle ore 16:17 | link | commenti (12)
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domenica, 31 agosto 2008

 

Fiamma ossidrica a chiudermi il cuore, saldature,

metallo che sbava ai lati, muratura senza pudore.

Qual è il legno migliore? Quale salva dal dolore?

Tutto finirà in liquore, in spremitura d’ossa, nei

vermi della fossa. Mani giunte, mani sultane, mani

senza richiesta, mani vane. Addormentate in un

sonno viola che parte dalle unghie e dalla bocca,

un colore senza parola che vira al niente nel niente

vuoto della cassa toracica, perno dello sterno mentre

la vite chiude e sigilla questo corpo ora meno d’argilla.

Mani sottili, mani in preghiera, mani senza ringhiera-

senza appigli, senza consolazione- mani devozione,

mani che tengono una corona, mani a fiore nello

stagno del cuore.

Ecco perché scelgo il fuoco e la terra, per non avere

resti né parti, singhiozzi di materia- voglio la

sparizione totale, nessun prigioniero tra le assi,

nessun residuo dietro i massi.

 

Non per altro, non per altro.

Solo per amore io mi salverò.

 

(e sarai tu il nome, dovessi scriverlo cambiando

posizione agli astri ed ai pianeti, dovessi mutare

le carte dei cieli)

postato da: lagocapovolto alle ore 17:19 | link | commenti (5)
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mercoledì, 30 luglio 2008

 

1

Non ho più la chiave. Stanza in cui non entro.

Stento aggiunto allo stento, somma di privazione.

Niente più niente fa niente

Come orientarsi con le stelle? Ho perso il nord.

Luci che si sbriciolano, il nero cola

cola dalla punta incerta delle mie dita.

O cielo fa che smetta di entrarmi

nei sogni di tornare la notte di farsi sale

di farmi male quando ho gli occhi chiusi

i pugni stretti il corpo addormentato.

Metto riso ai quattro angoli dico le formule

spazzo bene lavo i piatti

che la morte non trovi disordine

perché è lei che ha scelto nonostante i segni

le evidenze le appartenenze gemelle

lei ha scritto e poi segnato di nero le parole

fino a farne un alfabeto morse

punto linea linea punto linea

punto

 

sono un codice che nessuno raccoglie

dall’altro capo filo dipanato

gesto che s’incanta foglia sconfitta

 

chissà se ricordi

quel poco

faceva tremare i polsi

 

2

Avorio di bambina

Osso di dente

Canino caduto latte versato

Aspetto il tuo scrigno

Il disegno del marchingegno

Per mettere la reliquia

Aspetto coroncine

Da portare al collo

Contro questa mia malagrazia

 

Intanto bacio la coda

Dello scorpione

Gioco con la lama

La forbice sulla bocca

Passo l’ago faccio matasse di lana

Aspetto il veleno tutto

I frutti apparecchiati sul tuo corpo

 

Ora mi senti

Tu sei odore di trementina

Di lacca rossa di bacca

 

Sei questa tacca

che mi ha cambiato la postura

tu sei delle mie vertebre

la spremitura

 

 

 

 

(un grazie a marpet e saonda per avermi vista e chiamata)

 

armati per quando la quiete ritorna

 

postato da: lagocapovolto alle ore 23:52 | link | commenti (3)
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martedì, 24 giugno 2008

San Giovanni non vuole inganni

nella stessa nascita-uovo

 

Acqua profumata, acqua incantata.

Rose e ginestre, glicine e lavanda.

Ho raccolto fiori con la bambina,

portavamo corone da regina,

ho bagnato petali in un catino,

sarà il sortilegio per il mattino.

Mi lavo il volto con acqua odorosa

per protezione, contro la spina,

il taglio nel cuore, la parola dolosa.

 

Ho unito le stelle con il tratto

d’inchiostro della mia penna

mentre mi affacciavo dalla casa

capanna fatta di coperte e lenzuola.

Possono compiersi profezie,

c’è da leggere il destino nel buio

pesto che mi cola dalle dita.

 

Alberi cardini per porta, foglie di

magnolia come piatti, una torre

per le attese- manchi tu- una torre

candita con merli caramelle.

 

San Giovanni non vuole inganni.

Possiamo avere il coraggio della verità?

 

Voglio sellarti

mentre la tua ribellione

alza polvere da terra.

Voglio sellarti il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: lagocapovolto alle ore 18:56 | link | commenti (8)
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